Il termine “paura” indica una sensazione di ansia e di insicurezza che causa smarrimento, fuga e, in casi estremi, paralisi. La paura è un istinto di autoconservazione, che ci ha permesso nel corso dei millenni di continuare a vivere e prosperare come specie.
Direi che quindi sotto molti aspetti è una cosa positiva, no?
Ma come funziona questo meccanismo? Ricorda che la mente è pigra, e che ha bisogno di “fissare” degli schemi per permettere reazioni più rapide e rispondere con sempre maggiore efficacia ai pericoli (pensa a quanto un allenamento in qualsiasi disciplina abbia come scopo quello di rendere automatici dei movimenti “perfetti”).
Il Meccanismo della Paura
Pensiamo ai nostri progenitori, anzi, per parlare dei nostri tempi pensiamo alle ancora pochissime tribù che non hanno contatti (o che ne hanno davvero pochissimi) con il “mondo civilizzato”, come i Carayabo in Colombia o i Sentinellesi in India, e immaginiamo cosa riguardino le loro paure. Penso di non essere molto lontano dal vero se penso ad animali feroci, agli elementi atmosferici e naturali e a eventuali e occasionali interazioni con persone estranee alla loro vita. Per amor di sintesi non andremo a spaccare il capello, perché mi interessa che ti focalizzi sul meccanismo.
Ora, pensa a quando odono un fruscio in un cespuglio. In automatico il proprio cervello li metterà in allerta, perché potrebbe essere una tigre o un altro animale feroce: i loro sensi saranno acuiti, la posizione sarà difensiva e saranno pronti a scattare. Ma questo perché? Perché sanno che è un pericolo, e lo sanno sia per istinto naturale (siamo animali), sia perché hanno visto casi analoghi o sono stati educati a questo (racconti, avvertimenti).
Ma se invece il fruscio fosse stato solo dovuto al vento?
Errori di tipo I ed errori di tipo II
Gli errori di tipo I sono i “falsi positivi”, quindi nel nostro esempio è il vento che muove un cespuglio e non una tigre. È un errore accettabile, perché non ha comportato conseguenze gravi. L’errore di tipo II è invece quello dei “falsi negativi” e pensa alla situazione: odi un fruscio, il tuo cervello ti dice che è il vento e quindi i tuoi sensi non scattano, ma è una tigre, fine dei giochi.
Tutta la nostra sopravvivenza 3D dipende proprio da questo, ovvero dai meccanismi automatici che decidiamo di sviluppare in noi, solo che c’è un problema grosso: siamo preda dei cantastorie fin da bambini.
Cantastorie e Canti di Sirene
“Non sarà il canto delle sirene, che ci innamorerà, l’abbiamo sentito bene, l’abbiamo sentito già”, cantava de Gregori, e Ulisse, chi ricorda costui?, che per non farsi confondere si fa legare all’albero della sua nave e tappare le orecchie con la cera. Ma cosa c’entra tutto questo con la paura?
Pensa al caos mediatico, pensa alle posizioni contrastanti, pensa alle millemila leggi, e alle punizioni minacciate, e alla religione, e all’educazione ricevuta fin da bambino. Pensa alla scuola, a ciò che ti hanno insegnato essere giusto, al buonismo, al politically correct, all’economia dei piccoli evasori, alle guerre, alla fame. Sono tutti inquinamenti che non fanno che alimentare la confusione, e anche l’animo più forte non può fare altro che trincerarsi in se stesso e guardarsi dentro, altrimenti, preda della confusione resterebbe a brancolare in un antro oscuro. Questo inquinamento “interiore” è grave come quello esteriore, ma è molto più facile da eliminare perché ognuno lavora per sé e su di sé.
Dal Pensiero Dominante a “Su Sentidu”
Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.
Martin Luther King
Eretico significa letteralmente “colui che sceglie”: sceglie a cosa credere, che voci ascoltare, sceglie di seguire le cose che fanno risuonare di più la propria anima e di non farsi più imprigionare dalla paura. quella paura generata ad arte da chi di mestiere vive per questo, al soldo di chi ha costruito la propria fortuna su ciò che riteniamo la nostra arma più affilata, il nostro cervello. Cervello che soccombe, però, ai trucchi di qualsiasi illusionista mediamente bravo. “Su Sentidu” è una espressione che in Sardegna indica invece il proprio sentimento, inteso come propria voce interiore, ovvero quella saggezza che ognuno di noi ha e che rappresenta una connessione con il vero sentire collettivo. Già, proprio quello da tempo immemore abbiamo relegato a problema psicologico, che ci disturba mentre cerchiamo di essere bravi membri della società, qualunque essa sia. Società che si regge, pensa un po’, sulla paura.
Ah, se sei arrivato a leggere fino a qui potresti aver già preso la pillola rossa.